Wheezy, Gnome Shell. Una delusione

Da Squeeze a Wheezy e la rottura di un amore

Pubblicato il 27 Settembre 2013

Temevo una delusione, quella delusione che dopo anni d’amore incondizionato e cieco sai per certo che ti attende al varco. Per questo ho atteso mesi dopo il rilascio della versione stabile, titubante tra fasi lunari e ricorsi storici, preventivamente sofferente per la perdita prossima ventura. Mesi senza troppa convinzione, nella sospensione di un passaggio inevitabile.
Ho tentennato per giorni, rimandando quell’inserimento del disco, stordito dal vagabondare a fini di parziale backup nei meandri del sistema che da troppo m’accompagnava su quell’inglorioso HP del decennio scorso, che a suo tempo avviava l’antico Vista in due minuti e venti. Il caro Debian Squeeze, che dal 2010 girava a quasi meraviglia, annidava in percorsi mimetizzati e labirintici quel patrimonio digitale in cui avevo racchiuso anni di cambiamento. Non ho trascurato nulla, nemmeno i file di sistema, ho onorato ogni singolo elemento multimediale dell’attenzione che meritava. Ho ripercorso quattro anni di storia e ho reso grazie.

Quindi ho bootstrappato Wheezy

GNOME Shell è l’interfaccia utente dell’ambiente desktop di serie sul sistema operativo GNU/Linux Debian 7, “Wheezy” per i nerd ToyStorici che sviluppano il progetto composto solo da software libero, che continuo a stimare e sostenere per quanto adoro e spingo quella linea. Ma Shell è la delusione che attendevo.
Che un nuovo sistema sia più pesante del precedente è cosa scontata, non sarebbe giustificato l’aumentare continuo dei prezzi di macchine e dispositivi, conseguenza dell’aumento di potenza dei processori, altrimenti. Apple esclusa, lì paghi altro, anche, che sarebbe grottesco spiegare e se l’incauto lettore è arrivato fin qui, spinto da interesse o pulsioni socialmente poco accettabili, già sa di che parlo. L’utente Apple non è arrivato fin qui. Ma Debian Squeeze girava come un OSX su 512 MB di RAM, Wheezy con Shell sembra un OSX che gira come XP.

gnome-shell
Ora posso maledire l’angolo attivo ogni volta che il cursore si avvicina al menu per avere una cosa simile all’exposé. Le notifiche mi aggrediscono come Growl insegna, ho un centro di controllo e un lounchpad dove non trovi niente per i primi tre click ma estremamente cool. Una superdock a ridurmi il poco spazio del monitor e, finalmente, posso compiere troppe azioni prima troppo semplici aggiungendo il non richiesto ctrl al click. Ne avevo proprio bisogno. Mezza giornata di customizzazioni per salvare il salvabile, a meravigliarmi del fatto che GNOME rincorra utenti Apple che mediamente ignorano l’esistenza di un’alternativa libera al loro costosissimo ambiente. L’inizio della fine, per diversi commentatori.
Io mi abituerò presto, ci si abitua a tutto, e parlerò di amore tradito anche tra qualche anno, quando sostituirò questo per il nuovo. Le rivoluzioni si fanno per conservarne le conseguenze e con gli anni ai cambiamenti reagisco sempre più infastidito. Non lo facessi già, inizierei a sbuffare quanto era meglio quando era peggio.



Dillo a tutti

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