Ho dormito con te tutta la notte

Una confessione all'autrice, una nota a margine della lettura, qualche preludio e un'epifania

Pubblicato il 26 Giugno 2014

Ora te lo posso confessare, Cristiana, che avevo le mie buone ragioni per non leggerti. Già da fuori, il tuo “Ho dormito con te tutta la notte” mi sembrò troppo, con quella copertina così spocchiosa, diversi centimetri sopra gli standard di Hacca che di norma, di suo, non ne sbaglia una. Carta pesante, fibrosa, carattere di quelli che fosse per me i sans-serif su superfici orizzontali non si sarebbero mai visti. Tanti corsivi. Solo a girarselo tra le mani, questo libro ne mandava a casa una certa cifra, il che mi mise inevitabilmente addosso un certo sospetto.
Poi, al Salone di Torino, lo spazio che Kindustria ti tributò era un angolo giro in uno stand non piccolo né ai margini. Non avrebbero spinto tanto un prodotto mediocre, l’editoria indipendente non è un Feltrinelli Store, se fai certe scelte di vita è perché sai selezionare e sei pronta a sostenere il peso dell’incomprensione altrui. Ovviamente anche a scaricarla senza pensarci troppo. Comunque, più ti aumentavano il ranking meno avrei voluto leggerti. Che ci vuoi fare, sono reazioni epidermiche, prese di posizione infantili suppongo di difesa, per reprimere un istinto famelico, per nascondere un’attrazione che razionalmente non avrei ammesso, ché a nessuno piace venir conquistati con così poco.

cristiana alicata, Ho dormito con te tutta la notte

Cristiana Alicata, Ho dormito con te tutta la notte, Hacca 2014

Il colpo di grazia me lo inflissi di persona. A Matelica, dopo la tua presentazione, avessi avuto ancora dubbi mi risposi con la più sibillina delle certezze che dalla mia biblioteca il tuo libro non sarebbe passato.
Perché un sorriso come il tuo non lo vedevo da tanto. Chi sorride con quella sincerità non può scrivere qualcosa di davvero coinvolgente, pensai. E’ una questione di risorse, siamo esseri limitati. Poi, chi sa trasmettere quella serenità ancora non è stato buttato già dalla vita e chi sa vivere non scrive. Citi Pavese in apertura, sai cosa intendo.
Parlammo di politica, di lavoro, di diritti. Quindi non esitai più: una persona così umanamente attraente, intellettualmente stimolante, per forza di cose non poteva che risultarmi illeggibile. Sarebbe stata troppo ingiusta, la natura, altrimenti. Fui felice di conoscerti anche per questo, per il macigno che appoggiai in via permanente sopra l’idea di entrare in contatto con quanto di Cristiana Alicata stava in “Ho dormito con te tutta la notte”.

E una settimana dopo lo comprai.

kindustriaCome fa vacillare le certezze il Verdicchio, se ancora non lo sai, spero tornerai presto a Matelica per scoprirlo. Le ragazze di Kindustria non furono meno colpevoli, col loro far spuntare quella copertina capolavoro da ogni superficie. Fatto sta che a quel punto non ebbi da dimostrare più nulla. Che sollievo. “Siediti al sole. Abdica e sii re di te stesso”, augurava di nascosto lo scontrino. Pure lui.
Seduto al sole ci restai un giorno intero, il giorno dopo. L’Adriatico sa essere tanto noioso, ma quella domenica non mi accorsi nemmeno del mal di testa. Non saliva ancora la marea quando vidi la fine del tuo romanzo.
L’ho fatta lunga e remota, fin qui, ma non serviva. Lettori più esigenti di me ce ne saranno a centinaia, spero. Io non cerco – nella narrativa – molto più di atmosfere e sensazioni, evasioni e immagini. Trovai tra le tue pagine un intimismo silenzioso, una desaturazione avvolgente, una profondità soffice.
Trovai quello che cercavo, senza neppure cercarlo, pensa. Addirittura resistendogli.

Fu l’abbandono l’architettura sulla quale dicesti di aver ricostruito pezzi di vite. La distanza tra i cocci rotti l’immagine della ricerca che troppe volte, negli anni, segnò l’unico punto fermo. Io vi cercherò. Un tempo senza unità di misura, solo tanti prima e dopo per quella fame che alla fine vidi trasformarsi in rincorsa. Quindi in ammessa paura, ma una paura che non spaventa, di quelle che mediate nel ricordo trasmettono un brivido che ti fa cercare un abbraccio per scacciare il freddo.
Ecco, è in quell’abbraccio che ho ricordato anch’io qualcosa. Che un passato remoto non si fa passato prossimo se non c’è un presente ad aspettarlo. Che è l’attesa che legittima un abbandono. Tanto ti cercherò. “Ci sono posti in cui non si può restare”, sradicamenti necessari e fratture insanabili, cicatrici geografiche in un Mediterraneo di pace e nostalgia. “Raccogliere tutto di nuovo e ripartire da capo”, ascoltare il silenzio senza averne paura, “cose che si dovrebbero perdonare prima ancora che accadano”.
Mi hai strappato qualche ora dalla stasi contemporanea per sballottarmi tra i tuoi ieri e farmi riattraversare i miei. Fermati. Fermati qui. Un’esperienza dolorosa, come ogni catarsi che si rispetti, ma avessi cercato piaceri non avrei trovato te. Avessi guardato solo avanti non avrei notato quante tracce, ogni caduta, lascia alle spalle.



Dillo a tutti

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Qualcosa in merito
  • Monica dice:

    Sarà per questa notte di luna quasi piena, ma la leggerò.

  • Si parla di questo anche qui
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