Barcellona. Andana. Vestíbul.

Tra guerriglia indipendentista ed elezioni, qualche giorno su e giù per il centro di Barcellona a capire di più sulla causa catalana.

Pubblicato il 7 Dicembre 2019

Con la Spagna non sbagli mai. Clima, cibo, ambiente, parchi giochi, affetto. E se è vero che prima dell’anno scorso in Spagna, quella vera, non c’ero mai stato – Galizia e Biscaglia non sono Spagna – dopo averla percorsa in Andalusia e averla apprezzata ho di nuovo scelto un pezzo di penisola Iberica che non si sente castigliano. Anzi, a dirla tutta oggi la meno spagnola delle comunità autonome. La Catalogna. E ovviamente è stato un piacere, come ogni altra volta che la Spagna – più geograficamente che politicamente parlando – mi ha accolto.

barcellona

Ho scelto il momento giusto per farlo, all’indomani delle proteste più violente che Barcellona abbia conosciuto dal referendum del 2017, dopo le spropositate sentenze di condanna ai parlamentari indipendentisti. All’alba della quarta elezione in quattro anni, la seconda in otto mesi, che anche stavolta non ha risolto un cazzo. E anche qui Italia e Spagna stessa razza.

Nostra sentència: Indipendència

Con le vetrine ancora infrante e le carcasse di auto andate in fiamme pochi giorni prima, sul volo per Barcellona ci sono solo spagnoli. Non è il momento giusto per fare i turisti in Catalogna. L’assenza di attese e code ai monumenti della città me lo confermeranno poche ore dopo, così come mi confermerà la città stessa che di aver paura, come sempre, non c’è niente se sai di cosa si sta parlando quando si parla di indipendenza catalana. Per strada ci sono compagni e pugni chiusi, accampate, assemblee. Le parle chiave sono uno stato socialista, femminista, senza il re. Si canta Bella Ciao. L’unica paura che ho è di sentirmi troppo in una casa ideale da non sopportare la morriña al ritorno.

indipendenza catalogna

Epperò la Catalogna è ricca. Questo è un problema e una soluzione. Versa alla Spagna il triplo di quello che riceve e qua e là ho sentito beceri discorsi contro il principio di sussidiarietà che chi ha un buon team di marketing e comunicazione come Salvini ha derubricato da anni. Come ovunque ci siano denari in ballo, le istanze socialiste sono squalificate e i pescecani approfittano di metà popolazione – sì, alle elezioni gli indipendentisti, i compagni almeno, non ce l’hanno fatta a contarsi in 50% più uno – per spingere a papparsi le risorse di casa loro in casa loro.
Il messaggio che allora passa e ci arriva dai mezzi di comunicazioni più nazionalpopolari è che questi indipendentisti vogliono staccarsi dalla Spagna ma restare in Europa, per non perdere la moneta e LaLiga e altri vantaggi che il capitalismo si tiene ben stretti spostando il peso ora sulla gamba europea ora su quella spagnola. Più o meno, i motivi per cui schifavo questo indipendentismo e quelli contro i quali sostengo ogni indipendentismo.

Poi ti trovi sul posto, parli con gli attori, ti arrabbi con loro e torni a casa indipendentista anche tu da scettico che eri, se per indipendentismo intendiamo una terra libera, socialista e repubblicana. E guarda che l’indipendentismo, là, è questo, per strada. Sopra la strada, ai piani alti, le strumentalizzazioni dei movimenti sono disgustose in Catalogna come in tutto il mondo. Allora La Nostra sentència: Indipendència.

indipendenza barcellona

Barcellona Sightseeing

Nel frattempo alla Fontana magica i maghrebini ambulanti vendono cocktail. La temperatura quasi estiva li allunga in pochi minuti. Sulla Rambla gli italiani fanno foto con le statue viventi al grido di “Viva Salvini”. Al bar chiedono “>caffè corretto caloi e bicchiere di acqua minerale frizzante a temperatura ambiente” senza una parola non dico di spagnolo o catalano ma manco di inglese e si lamentano che “è meglio a casa nostra” se la ragazza gentilmente non capisce la richiesta e ancor più gentilmente non li manda affanculo.

La prima lingua il catalano, poi inglese, e alla fine lo spagnolo sui mezzi di trasporto, ma ai parchi gioco in periferia i bambini parlano castigliano. Dei manifesti in centro lamentano vitalizi di settemila auto a banchieri in pensione a 65 anni e provo tenerezza; ancora si scandalizzano per queste che, per noi, sono ordinarietà, in un paese alla fine ancora giovane e sognatore.

barcellona

Nota per chi ha vissuto come me la golden age degli anni Novanta in provincia dove dovevi accontentarti delle Dupli Color. Per le strade del centro le pareti sono vergini da tag, le saracinesche bombardate. Non capisco come riescano a distinguere, i bomber, con tanta disciplina. Da noi non sarebbe possibile, e non perché siamo delle capre, solo perché il carburante del bombing è l’alcool e con l’alcool non si scarta grasso. Siamo in terra di Montana, al Raval c’è un rivenditore di spray e marker ogni cento metri. I due Montana shop della città un’istituzione, quasi meta di pellegrinaggio, e i prezzi piccoli piccoli rispetto ai nostri.

Quando è festa è festa. Punto. Il primo novembre, in centro, le catene sono chiuse. Prada, Bulgari, Fendi, Cartier. Saracinesche abbassate in Passeig de Gràcias. Alle dieci del mattino tutto è ancora silenzio. Strade pulitissime. La radio passa Laura Pausini. Le ragazze orientali trascorrono ore a ottimizzare i set per i loro selfie e scopro che non siamo i peggiori. Donne in catarifrangente raccolgono spazzatura con scopa e paletta a tutte le ore. Un’atmosfera sospesa dolcissima sotto la cattedrale del mare.

Lo ammetto, la qualità della vita è alta, poco inquinamento, mezzi pubblici efficienti, aria buona, temperatura gradevole, costi della vita vicini ai nostri. Non costasse così caro l’affitto mezza Italia si stabilirebbe qua. In realtà l’italiano è già la lingua più parlata che ascolto parlare per strada. E non solo dai turisti, esce l’italiano dai negozi del Barrio gotico e del Raval.
Ma quando un italiano sta troppo tempo in Spagna capisce che condividiamo gli stessi problemi, e forse anche che è meglio affrontarli in casa nostra.

barcelloneta

Ogni stazione della metro ha l’ascensore. Non mi sarei lasciato trasportare dal sistema, negli anni passati. Non avrei nemmeno potuto, anche volendo, a Roma. Con un passeggino cambiano tanti punti di vista. Andana. Vestíbul.



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